Di blogger, aziende e poca coerenza: Carpisa ed il suo #NoBlogger

15:31

 Compro sempre magazine di moda ma raramente trovo il tempo di leggerli, li compro e poi li lascio lì, abbandonati a se stessi.
In realtà li compro spesso e volentieri per le immagini e le pubblicità, mi piace guardare e prendere spunto per nuovi outfit, guardare la bellezza dei photo shoots, mi piace capire gli ultimi trend in fatto di makeup attraverso quei visi splendidi e perfetti tipici delle riviste patinate.
Mi piace la moda, mi piace sperimentare con lo stile e cercare sempre di rinnovare (e perché no, innovare) il mio look.

Giorni fa ho comprato Vogue, che non compro quasi mai dati i suoi 5
€ che mi sembrano un po' assurdi per un giornale che poi molto probabilmente lascerò a prendere polvere su di un tavolino. 
Oggi, o meglio 5 minuti fa, l'ho ripreso in mano. Leggo qualche articolo, lo sfoglio un po' e mi soffermo, un po' sconcertata, su una pubblicità che colpisce la mia attenzione.

Si tratta di una pubblicità di Carpisa, noto brand italiano di borse e accessori.

"Mi hanno detto cosa mangiare, come apparire, in cosa credere. E io ho fatto di testa mia."
Nella pagina successiva: "Mi hanno detto cosa indossare, come indossarlo. E io ho deciso di scegliere".

E ancora: "Ho deciso di pensare. Ho pensato di essere. JUST ME."
Nella pagina accanto troneggia una shopper nera con scritte gialle con la scritta "No blogger, No influncer, Just me" e un hashtag #NoBloggerNoInfluencerJustMe.

Sono rimasta un po' incredula a fissare queste pagine, a sfogliarle avanti e indietro, non sapendo cosa pensare. E poi improvvisamente centomila pensieri mi sono passati per la mente, rabbia e indignazione insieme.

Partiamo dal presupposto che il messaggio lanciato da Carpisa è giusto: pensare con la propria testa, non voler per forza copiare qualcuno per assomigliargli in tutto e per tutto, scegliere ciò che piace a noi senza influenze e pressioni esterne. Inoltre la shopper è stata lanciata per sostenere Fashion 4 Development, organizzazione che sostiene l'indipendenza e l'affermazione delle donne nei paesi del terzo mondo attraverso la moda. Per ogni shopper venduta al prezzo di 10,90
€ un euro verrà devoluto a questa associazione (capirai, son generosi eh). E' una bellissima iniziativa con cui sono pienamente d'accordo, il messaggio in sé è giustissimo, ma non condivido i canali con cui questo viene trasmesso.

Scusate, ma non posso accettare che ancora una volta vengano chiamati in causa i blogger, specie da un'azienda che con i blogger ci ha lavorato in passato!
Cosa significa #noblogger? Perché fomentare quest' "odio" di alcuni nei confronti di questa categoria? 


Ebbene sì, esiste qualcuno che non sopporta la categoria blogger. Per invidia, per partito preso, perché effettivamente oltre a tante persone carine e competenti ci sono persone che lo fanno solo per notorietà o per avere prodotti gratis... ma certo, mi sembra giusto, dobbiamo fare di tutta l'erba un fascio e generalizzare senza pietà! 


Voi haters che proprio non ci potete soffrire, mi spiegate il motivo? Forse non avete idea di quanto ad un'azienda convenga "usare" le blogger per farsi pubblicità e forse nemmeno avete idea di cosa significhi tenere un blog e vi posso anche capire, perché prima di aprirlo non lo sapevo neanche io.

Chi ha un blog, spesso e volentieri studia, lavora, fa la mamma. Non è che tutte quelle che vedete e che hanno un blog più seguito fanno solo quello nella vita, ce ne sono sì, ma non sono la maggioranza. Parlo io, che non riesco ad organizzarmi per scrivere più di una volta a settimana e che non sono certo un modello di blogger da seguire. Devi fare le foto, editarle, preparare il post, revisionarlo e tutto questo conciliando la propria vita, il proprio lavoro e i propri impegni. Vi assicuro che porta via molto, molto tempo. Con questo non voglio lamentarmi, io ho scelto di farlo perché mi piace e mi diverto, però è un hobby che ha tutte le caratteristiche per essere un lavoro vero e proprio, anche se magari a voi che ci leggete sembra la cosa più facile del mondo.

I prodotti gratis, altro tasto dolente. Leggo sempre di persone che si lamentano perché quella ha ricevuto, quell'altra ha tutto gratis, eh beate loro non fanno nulla e hanno pure una caterva di prodotti senza spendere un centesimo! Eh, certo. Perché noi viviamo nel mondo delle favole e quindi ad un'azienda conviene di più spendere migliaia di euro in pubblicità su siti web, riviste, cartelloni, piuttosto che mandare a diverse blogger dei prodotti che loro producono in quantità industriale per la vendita. Blogger che scriveranno un post e che saranno seguite da migliaia di persone che poi decideranno o meno se comprare quel prodotto.
Pensate veramente che le aziende regalino prodotti perché sono carine e coccolose? E' tutto marketing, ed è per questo che ricevono spesso e volentieri quelle con numeri più alti, perché noi blogger "serviamo" per pubblicità. Lamentiamoci piuttosto di chi falsa le recensioni solo per ricevere altri prodotti, o di chi fa i blog "recensisco tutto" in cui pur di accattonare qualcosa recensiscono anche la carta igienica...


Continuiamo con Carpisa e il #noblogger. La loro è una campagna pubblicitaria per la Vogue Fashion's Night Out 2014, la notte della moda che ho tanto aspettato ma che, a differenza degli scorsi due anni, quest'anno non sarà ospitata a Firenze.

Intanto trovo scandalosa la grafica di questa pubblicità, sfondo nero e scritta gialla un po' cancellata, che mi ricorda tantissimo i manifesti che si trovano in strada, per sensibilizzare ai pericoli della guida in stato di ebbrezza. Effettivamente oh, mi sembra che le due cose siano proprio assimilabili, parliamo della stessa cosa... Ma andiamo!

Brand che sputano sul piatto in cui hanno mangiato, si tratta solo di questo.

Coerenza, questa sconosciuta.
Carpisa che parla male dei blogger, la stessa Carpisa che l'anno scorso per il lancio della sua nuova linea di valigie, Carpisa Tattoo, ha omaggiato i fashion blogger più famosi di una valigia personalizzata, servendosi così dell'immagine di questi personaggi super seguiti per pubblicizzare il suo nuovo prodotto. Non mi invento nulla, tant'è che il sito stesso delle valigie in questione è rappresentato dalla bella Chiara Ferragni, vedere per credere.
Carpisa che proclama in modo esasperato, shockante, quasi perentorio ed eccessivo dal punto di vista mediatico che i blogger sono il male del mondo, che ci obbligano nelle nostre scelte, ci dicono cosa fare e come vestirci... nel giornale di moda più letto al mondo. Coerente. Davvero, i miei complimenti.
Un po' come se io andassi da un dietologo che, mangiando un hamburger con le patatine fritte, mi dicesse che devo mangiare l'insalata scondita.

A questo punto credo che non metterò mai più piede da Carpisa, come posso regalare i miei soldi a chi prima utilizza una categoria di persone per pubblicizzarsi, perché gli fa comodo e poi, sempre per comodità, sminuisce questa categoria?

Edit: Insieme ad altre ragazze, blogger come me, abbiamo pensato di creare un hashtag #NoLabelsJustMe.
"NoLabels", perché non vogliamo aziende che ci etichettino o come Blogger o come Lettrici, per categorie, perché spesso siamo entrambe le cose! E non vogliamo neanche aziende che sputano nel piatto in cui hanno mangiato di buon gusto e, credetemi, non c'è solo Carpisa.

"JustMe", per riprendere il loro Just Me, perché vogliono farci passare, sia noi blogger che voi (e noi, perché lo siamo anche noi) lettrici, come dei caproni che seguono idee inculcate nelle loro menti da riviste di moda e da blogger come fossero dei tiranni, blogger che in verità sono solo lì solo per consigliare o condividere la propria opinione con qualcuno e non per obbligare nessuno a fare niente.
E invece bisogna sempre seguire il proprio cervello e le proprie idee, pensare con la propria testa senza farsi influenzare ma facendosi ispirare.


Post lunghissimissimerrimo, che però ho scritto proprio di getto, per sfogo.
Lo diceva il mio professore di francese, parigino: Camilla, se tu andassi a Parigi a vivere ti ambienteresti tranquillamente, sei più polemica di un parigino e non avresti alcun problema!
Io, ovviamente, l'ho preso come un complimento.

XXX
Camilla


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29 commenti

  1. Come rovinare un buon obiettivo con un cattivo messaggio.
    Non posso che concordare con le tue parole, è frustrante vedere questi atteggiamenti da chi coi blogger ci campa. Politica di marketing sotto zero proprio.

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  2. Carpisa avrà litigato coi testimonial delle valigie Tattoo?X°°°DDD

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  3. Sì avevo visto anch'io quella borsa e non ho capito chi ha avuto la brillante idea, soprattutto perché loro con blogger hanno avuto a che fare...quindi...boh! Essere se stessi ok, però neppure criticare chi porta su un marchio che, alla fine, è nà cinesata :D

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  4. brutta cosa l'incoerenza...ancor di più se cosi stupida e sfacciata...

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  5. Uao, che post calzante. Certo, io più che #noblogger avrei scritto #nogiornalidimoda, perchè fondamentalmente il blog per leggerlo te lo devi andare a cercare tu... il giornale te lo propinano sotto il naso. Hai tutto il mio appoggio (per quel che può valere) U.U

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  6. io sono basita e anche un po' schifata. Non è la prima azienda che sputa in faccia ai blogger e che per questo entra nella mia lista nera (col gran cavolo che dò soldi e faccio pubblicità a chi mi prende a pesci in faccia), ma ora BASTA.

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  7. Da Carpisa non me lo aspettavo proprio, è uno schifo questo movimento contro noi blogger!

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  8. sono scioccata da quanto ho appreso...il fatto che noi possiamo consigliare un determinato prodotto oppure un capo di abbigliamento non vuol dire necessariamente che tutte coloro che ci leggono debbano essere robot pronte ad imitarci in tutto e per tutto. noi non obblighiamo nessuno ci mancherebbe, la scritta no blogger è veramente pessima, soprattutto se come hai raccontato, anche loro in passato hanno "approfittato" di questo genere di sponsorizzazione!

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  9. Sono disgustata. È offensivo oltre misura, e senza neanche una ragione pratica. Come se fossimo tutte delle cerebrolese che vogliono imporre il proprio pensiero ai lettori.
    Grazie per questo post, non avrei mai notato questa campagna e adesso so che neanche per sbaglio entrerò da Carpisa.

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  10. sacrosante parole. sacrosanta in**tura. sacrosanto tutto, pure il diritto di avere una propria idea.. per carità: intanto per averla ti devi basare su qualcosa. E quel qualcosa è un confronto. e un confronto, se sei intelligente, lo hai con chi ne sa più di te. Il più delle volte è chi ha già provato quel qualcosa su cui ti vuoi fare un'idea. Il meglio sarebbe trovare qualcuno che sa anche essere obiettivo, affidabile, onesto.. e qui ci addentriamo nel terreno delle favole ;)
    Io da Carpisa già non ci andavo da un pezzo (qualità scarsa, anche più scarsa dei prezzi, scelte editoriali e stilistiche discutibili, scopiazzature che poi ci si lamenta dei cinesi - ma almeno quelli son coerenti con loro stessi e i prodotti sono quasi indistruttibili - in ogni caso: de gustibus) ma con questo han proprio toppato con me.
    Ottimo articolo, ti condivido!

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  11. Nonostante il tuo post lungo, l'ho letto tutto e concordo con te....questo accanimento contro i blogger è davvero ingiustificato, senza contare che ultimamente Crapisa se n'è scesa tanto anche in qualità. Ho acquistato una borsa prima di partire per le vacanze e dopo una settimana aveva già la cerniera rotta
    www.travelfashiontips.com

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  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  13. Sono senza parole ed esterrefatta. Roba da premio Nobel per l'incoerenza.
    Il concetto di pensare con la propria testa è più che giusto e lo condivido in pieno, ma è inaccettabile tirare in ballo la categoria blogger, visto che loro hanno avuto modo di lavorarci. Davvero una gran bella idea sputare nel piatto in cui si è mangiato... Possono salutare i miei soldi, li spenderò altrove.

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  14. Post davvero sensato e interessante. Effettivamente la campagna pubblicitaria di Carpisa ha suscitato in me una duplice reazione : lo stupore, che in un primo momento mi ha fatto apprezzare l'iniziativa, e la rabbia, tutta dovuta ad un advertising finto e mal costruito. In realtà non capisco quale sia il messaggio vero e proprio di questo brand, sta di fatto che quello che hai scritto è assolutamente veritiero : fare la blogger non significa solo mettersi addosso vestiti "regalati", esistono anche persone con straordinarie competenze!

    www.fashionbullies.wordpress.com

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  15. Ben detto Camilla! La tua mi sembra una riflessione equilibrata e lucida che tocca perfettamente i nodi critici di questa campagna che mi lascia a dir poco perplessa. Prima che modestissima autrice di blog, sono un'accanita lettrice di blog. Preferisco i blog alle pubblicità per diversi motivi: punto primo, chi scrive non è pagato per farlo (nella maggior parte dei casi; checché ne dica chi vuol far polemiche gratuite); due: è molto facile "sgamare" chi ti sta propinando un prodotto perché è stato pagato per farlo, per il semplice motivo che tu, dopo anni che leggi un blog, quella blogger la conosci, e se fino a due giorni prima ti dice che odia i rossetti sheer e poi improvvisamente ama rossetti sheer di cui è magicamente testimonial, il dubbio ti viene (perché la gente non è scema); terzo punto: la varietà e il confronto: leggo tanti blog post su un prodotto che mi interessa, così posso farmi un'idea e le campane sono spesso molto differenti. Quindi non so, un'azienda che lavora bene non dovrebbe aver paura dei blogger. Evidentemente qualcuno ha la coda di paglia. E proprio qui volevo arrivare, nonostante i blogger loro testimonial mi abbiano apparentemente fatto il lavaggio del cervello e detto che se non ho una borsa Carpisa sono una fallita, io una borsa Carpisa non l'ho mai avuta perché semplicemente ho pensato con la mia testa e realizzato che non mi piacciono nemmeno un po' :)

    Scusa la lunghezza del post, ma certe idee mi sembrano così ridicole che non riesco a starmene zitta e non commentare ;)
    Ciao!
    Simo

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  16. Come si suol dire .. "predicare bene e razzolare male"... da che pulpito viene la predica oh!

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  17. Pessimi. Probabilmente non sono rimasti soddisfatti di qualche collaborazione, oppure questa è solo una trovata per far parlare di sè e dare spago a tutti i criticoni che ce l'hanno con il genere "blogger". Mi ero già accorta da un po' della qualità pessima dei prodotti perciò non compro nulla da un bel pò di tempo, ma ora di sicuro non vedranno più nemmeno un centesimo da me.

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  18. Cara Camilla, questo slogan è davvero infelice. Secondo me volevano ottenere l'effetto "pur non essendo una blogger, pur non essendo un'influencer, anche io valgo!".

    Un'idea certo condivisibile, ma per saperlo, non serviva certo far apparire chi legge i blog dei boccaloni che non sanno decidersi, nè le blogger come le Miranda Priestly de Il Diavolo Veste Prada!
    Concordo con tutte le tue riflessioni, soprattutto quelle in cui alcuni blog diventano ricettacolo per prodotti gratis, perché si perde totalmente il senso del blogging.
    Grazie per averne parlato Camilla, concordo su tutto e hai espresso le tue idee attraverso un bell'esempio di scrittura creativa. E' per questo che mi piacciono i blog :D


    LESPOTNOIR.COM
    INSTAGRAM

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  19. Hai affrontato bene la questione, chiara e decisa sotto molti punti. Proprio ieri anche io ho visto il video di carpisa che, per cavalcare un po' l'onda degli haters ha messo al posto della classica amica che ti giudica, un pc e un blog. Certo l'idea si poteva seminare in modo diverso, usando appunto l'amica che critica tutto ciò che hai perché magari è invidiosa. Ma la blogger è diversa, poiché non pensa di insegnarti ma di consigliarti. Poi ci sono bloggers e bloggers, e io da molte di loro mi ci farei consigliare ad occhi chiusi! Siamo ragazze con buon gusto e un pc per diffonderlo, non regine con lo scettro e trono -.-

    Io da carpisa già non ci compravo più...

    Ciao Cami parisienne!

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  20. Sono davvero curiosa di sapere se Carpisa ci spiegherà... ma sai che penso? una trovata pubblicitaria perchè tutte noi ne parliamo
    Cri
    www.2fashionsisters.com

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  21. Vergognoso,che poi non calcolano che le blogger che ne parleranno male sono pubblicità negativa?
    Brutta pubblicità,e pure stupida da parte loro XD

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  22. Hai proprio ragione!! A parte poi che questo slogan "noBloggernoInfluencerJustme" si contraddice da se perché invitandoti a non dare retta ai blogger ti sta esattamente dicendo cosa fare. Ma noi mica siamo fesse! Non scelgo Carpisa basandomi sui suggerimenti e le recensioni positive che posso reperire in rete, ma non lo scelgo e continuerò a non farlo perché più di una volta ho avuto prova della bassa qualità dei suoi prodotti. Intanto anche attraverso i blogger il marchio si è fatto conoscere e si è fatto grande, peccato che insieme alla notorietà sia cresciuto anche il costo degli articoli ma la qualità è rimasta ai livelli iniziali.

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  23. D'accordissimo su tutto quello che hai scritto, ma sai qual è l'ennesima mossa sbagliata di Carpisa? Qui rasentiamo proprio il ridicolo, Carpisa ha invitato a partecipare alcune blogger in negozio durante la VFNO14. Sta proprio sbagliando tutto, consiglio un ripassino di Marketing!
    Buon giornata e baci!

    http://www.sparklyfashion.com/

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  24. Credo che questa campagna sia offensiva nei confronti di noi blogger. Il messaggio è giustissimo, sia chiaro, ma espresso in questo modo col preciso riferimento ad una categoria (noi blogger) è totalmente fuorviante.

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  25. Non mi capacito di come un'azienda, portata avanti da persone con un minimo di buon senso, possa lucidamente decidere di offendere apertamente, attraverso una campagna pubblicitaria, tutta una categoria di persone, con l'aggravante dell'incoerenza per chi conosce la storia dell'azienda, fallendo in tutto e per tutto.

    Non solo hanno offeso ogni blogger esistente, ma anche tutti gli altri, sottovalutando completamente la capacità di arbitrio di chiunque, trattandoci tutti come dei boccaloni, e scrivendolo addirittura su una borsa con uno scopo pseudo filantropico (ndR: Cara Carpisa, una citazione sui sogni di Eleanor Roosevelt avrebbe fatto scintille e accomunato gli animi!).

    E' indubbiamente vero che le opinioni delle blogger e delle youtuber siano molto influenti (soprattutto quando hanno una grande presa sul pubblico) e, dicendola tutta, possono fare "il bello e il cattivo tempo" per un'azienda, ma questo dovrebbe esortare le aziende a produrre dei prodotti qualitativamente migliori e non ad offendere gratuitamente figure di cui si sono serviti fino al giorno prima!

    Noi blogger avremmo diritto a rientrare negli organismi di tutela del consumatore, altro che!

    Oggi, ovvero in giorni in cui lo shopping online è largamente diffuso, la possibilità di trovare swatches, opinioni, recensioni ed esperienze altrui è fondamentale e determinante nella scelta dell'acquisto.

    Tra l'altro, in ogni blog, sempre palesato, c'è un trafiletto sotto ogni articolo che si chiama "Disclaimer" che puntualmente cita che "ogni articolo è frutto di una opinione personale dettata da una esperienza altrettanto personale"... ed è questo che fa cadere dalla sedia: il fatto che il PASSAPAROLA, negativo o positivo che sia, sin dall'antichità, funzioni sempre meglio di una qualsiasi pubblicità patinata.

    Passo parola sul mio Blog!

    Baci,
    Michela

    PS. dovresti creare un hashtag a riguardo!

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  26. Hai ragione, il messaggio in sé è giusto. Peccato che la prima a non seguirlo sia proprio l'Azienda stessa. Se fosse rimasta fedele a sé stessa, non avrebbe cambiato politica aziendale solo perché al momento il fenomeno blogger non è più di moda. Anzi, è fashion screditare le blogger? Allora facciamolo anche noi! Chissene del resto.

    Bah, sono basita. Si sono fatti più danni d'immagine che altro.

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  27. hanno stravolto il messaggio della campagna, che tristezza! io sono contenta della blogger che sono, è un hobby ma anche un lavoro extra, non è tutto dovuto come pensano alcune, c'è sacrificio e voglia di fare, ma naturalmente sono sempre in pochi quelli che lo capiscono!

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  28. Avevo già letto la notizia, e prima di leggere quello che hai scritto tu, ho pensato che magari Carpisa avesse già collaborato con blogger in passato. Credo che a questo punto qualche blogger particolarmente influente debba aver scritto qualcosa di molto negativo su di loro, se il brand è arrivato a fare addirittura una pubblicità contro i blog.
    In ogni caso mi sembra una gran cavolata, un blogger dà un consiglio solitamente basato sulla propria esperienza, non dà ordini e non impone nulla a nessuno.

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